byebyebeaute' - autumnalyouth

"Do you remember when the light was low?
Do you remember it fell?
Do you remember when we went through her house
Remember ringing the bell?" (Blog secondario - autumnalyouth.tumblr.com, parlo con questo ma sono quello.

E se non prendi la tristezza, la malinconia e l’atmosfera grigio celeste per ribaltare tutto.. allora lascia perdere.

Quando lascio il centro di Roma, per la mia periferia
c’è sempre dello straordinario ordinario.
Guardo i finestrini e mi fa strano di come stavolta la mia faccia non mi faccia troppo schifo per essere un essere umano.
C’è odore di merda su questa via in discesa, asfaltata e piena di buche,
o forse è l’odore della pioggia estiva amalgamata agli alberi e alle foglie cadute, anche se non è estate e da un po’ c’è il sole
e finché è inverno la cosa più bella è che si spera che poi nevica.
I cassonetti verde bottiglia a grandezza industriale, i carrelli merce vuoti, i riflettori bianchi e una ciminiera
poi l’insegna del supermercato luminosa è quasi poetica e poco vera.
È tardi da essere presto, agito la mano sinistra spostando la nebbia densa e fredda di gennaio,
e tutto si fa con un semplice gesto;
alzo e abbasso le dita, muovo le labbra, ma sono un pesce.
Finché qualcosa non esce. Sento l’aria spingere nello stomaco, la bocca mi trema, ho gli occhi che potrei pensare tu mi ci abbia messo del lucidalabbra,
te che sei la persona con cui vorrei fare
la coda infinita delle poste italiane.
C’è una salita familiare su cui non posavo da tempo i piedi infreddoliti e ci invento ipotetici incontri storici e le sue seguenti prosecuzioni.
E poi ci sono le lezioni di storia e le storie delle lezioni che mi commuovono tanto,
gli occhi così scuri e lucidi davvero
e i capelli anche
sotto luci di film epocali
che non ci vedo più il nero.
Non vedo più i contorni delle vie, delle case residenziali
non penso più alla strada, ai soldi, ai liceali, ai nonni, alle zie.
Colpisco i rametti sporgenti con i capelli
che non taglio da un po’, accelero il passo senza una ragione, le macchine sembrano macchie di petrolio, le luci temperano e riscaldano la notte
e rido
rido tanto
e mi guardo intorno, perché non voglio qualcuno lo scopra
o forse ho paura, o non è vero, o mi vergogno.
Casa mia riesco quasi a vederla dalle mura crema di caffè impasticciate;
la vedo.
Apro il cancello; solo le scale del mio piano sono ancora illuminate.
Il mio cane mi aspetta sveglio e spero non abbia lo sguardo umido.
Gli carezzo la nuca, poi il collo
sollevo la mano, la cerca educatamente con il naso bagnato, con le orecchie,
mi guarda
con il muso sulla mia gamba.
Ha la faccia indulgente e un graffio sull’occhio destro.
Cerco di spostarmi per guardarlo sotto l’illuminazione dei lampioni che costeggiano la strada, ma si nasconde dietro la mia ombra, continuando a rotolarsi sul mio braccio maldestro.
Penso ad un sacco di cose
penso sempre ad un sacco di cose
lui guarda il pavimento piastrellato male, cerca qualcosa col muso vicino il terreno
e non pensa a niente, e si allontana
ma forse nemmeno lui è davvero sereno.
Giro la chiave, giro la testa, spengo la luce di casa.
Le altre no.

autumnalyouth:

The Catcher in the Rye, Adobe Illustrator/Photoshop Imaginary book cover.

autumnalyouth:

The Catcher in the Rye, Adobe Illustrator/Photoshop Imaginary book cover.

autumnalyouth:

Io la mia Moda del lento già l’avevo creata tipo un anno fa.

autumnalyouth:

Io la mia Moda del lento già l’avevo creata tipo un anno fa.

boh2

boh2

le fabuleux destin d’amélie poulain.

le fabuleux destin d’amélie poulain.

Lunedì 28 ottobre inizierò, davvero(!), il mio percorso in un istituto di grafica e design, dopo mesi di storie, di guerre atomiche grandi come atomi, mesi passati a prendersi la polvere come un soprammobile. In fondo sapevo che il 2012/2013, per me che conto le annate ancora secondo il criterio scolastico, sarebbe stato un anno drammatico. Speravo sarei riuscito a cavarmela e che avrei studiato a Roma Tre, mi sarei risolto.
Ma nulla. Ho semplicemente mollato e ho occupato il tempo occupando troppo spesso dei bus che mi riportavano a casa, pensando che mi avrebbero concesso per grazia divina quella sensazione di aver concluso qualcosa in una giornata.
Ormai c’è il 2014 e i problemi stupidi di questo 2013 penso di averli in parte rimossi.
Il liceo lo ricordo nitidamente e non mi interessa tornarci e vedere che le cose cambiano e continueranno a cambiare.
Non mi interessa se non c’è più nessuno.
Continuerò a vederle com’erano.

È ottobre e c’è qualcosa che porto con me in questi giorni. Una sensazione, un tepore che mi circola dentro, che è troppe parole che mi passano davanti salutandomi e poi mi si siedono accanto.
La macchina e i migliori amici su strade che non hai mai visto e che conoscevi da sempre, e non ce la fai a non ridere, fino a quando guardi fuori dall’abitacolo un cielo brutto e comunque fantastico per cui pagheresti il biglietto a prezzo intero.
Il ritorno dal mare a otto anni, con la stanchezza sulla gola, il sole stampato addosso, le onde energetiche nelle orecchie e l’aria fresca del ritorno sul viso.
Io a scuola a settembre, in primo superiore, alle 7.00 di mattina col buio su Cornelia; le ore di buco, i ritardi, le assenze di massa, gli scioperi, i ritorni inaspettati, i tramonti anticipati. Siro, i banchi, educazione fisica, le corse, la campanella, i derby sul campo da basket, i compagni che se ne sono andati prima, quelli che se ne sono andati dopo, tutti i professori, i bidelli che ho conosciuto pochi giorni fa mentre ritiravo il diploma; la sensazione di conoscerli da sempre, i viaggi d’istruzione, i corsi di matematica, i volti che rendevo importanti. Io che mi rivedo e non riesco a unire congiuntivi e i condizionali con le parole pesanti. Io che le dico uguale.
E poi tornare a casa la notte guardando fuori dal finestrino quella grandissima miniera di carbone e piccoli sogni che un tempo luccicavano da capovolgere i colori; i capolavori cinematografici che non ci hanno mai pubblicato; incrociare persone che da sole sorridono e perché non si sa e non lo saprai mai; gli appuntamenti inesistenti fino al momento in cui esci fuori dal cancello. I fumetti e le storie commoventi. Sorridere; scrutare la pioggia la mattina e non uscire da sotto il cuscino perché è natale e anche tuo padre, che sempre burbero, si rivela comico. Nonna Maria che mi portava il ciambellone, la pasta con la panna dopo l’asilo, il motorino. Beatrice. Bracciano; avere altre famiglie e saperlo bene.
Ascoltare, annusare, osservare tutto o niente e commuoversi educatamente tra la gente del proprio quartiere; ringraziare le commesse, i passanti, il pizzaiolo, le persone, gli animali, il vento, l’aria, la musica.
Ripensare a tutto questo, tutto quello a cui si tiene. O ci tiene.

I navigli, mio zio, i concerti, le stazioni, i treni, L’Austria, il terrore in compagnia che non fa male, la coca cola illimitata, le panchine, le bande, le batterie, le prostitute, i night club, Alexanderplatz, le stesse pose che non so fare, le coincidenze, i cambi, le materie che non ho studiato, le materie che ho studiato, gli alberghi, gli ostelli, le ragazze, i canali, la pasta, la pizza, le mance, le notti bianche, i porti e le navi, le cittadine che non ho visto, Camden Town che ho visto quando era vuota e pioveva; ancora paura, la lavatrice, i cappelli, Parigi, le crepes, il rap, Amélie, i fratelli, le attrici, le storie dei film, i biglietti, quelli non comprati, quelli scritti, quelli parlati, le multe, i regali disegnati, i regali comprati, spediti, consegnati; i miei insegnanti, le pagelle, il diploma, i viaggi, le ciambelle, il Colosseo, lo Zodiaco, Ottaviano, Boccea, Roma, la Roma, le carte collezionabili, gli Yellowcard, i Nada Surf, la pallavolo, gli amici che ho avuto, il mio gatto, il mio cane, un saluto.

Ci sono un sacco di cose che ho deciso di lasciare nei posti di dietro, mentre io quello davanti già lo rubavo sulla Renault a 5 anni.
Si sta meglio.

E tu ballavi senza dischi e ti aggiustavi i capelli nelle porte della metropolitana.

l’orso @circolo degli artisti
roma 19-10-2013

l’orso @circolo degli artisti
roma 19-10-2013

- I tumblr che mi piacciono tanto sono quelli in cui le persone mettono cose proprie e rebloggano meno.
- Sembra quasi che nel momento in cui si ha un blog si è meritevoli o migliori di qualcosa.